Cos’hanno in comune il marketing locale  e i Big Data? La necessità di accumulare dettagli sempre maggiori sul proprio “target”, cioè sull’oggetto dell’analisi.
“Big Data” è, all’oggi, una parola sulla bocca di tutti, che descrive il crescente volume di dati che circondano ogni aspetto della vita umana. Si riferisce all’idea che quasi ogni azione umana può essere quantificata e registrata in una banca di dati che sta crescendo a un ritmo esponenziale, tendenzialmente infinito. Possiamo paragonare lo sviluppo dei dati all’espansione dell’universo.

Gli esperti di marketing guardano a questo sterminato mare di informazioni con appetito crescente. Perché? Perché grazie ai Big Data esiste il potenziale per descrivere nicchie di clientela con una precisione e un livello di dettaglio impensabile solo un decennio fa.

Un esempio della differenza di passo? Fin ora il massimo sforzo era rappresentato dall’analisi delle campagne online, o dal conteggio degli iscritti a una newsletter, o ancora alla valutazione degli interessi segnalati dai consumatori di qualche grosso portale. Da un periodo relativamente breve, grazie ai Big Data, gli operatori di marketing possono avere i dati sulle abitudini di allenamento delle persone, il comportamento e le reazioni ai presidi digitali, il tempo trascorso su vari siti, la storia dei loro acquisti, le preferenze personali sulla base delle interazioni sui social media, il tempo trascorso da svegli, il tempo trascorso in auto, l’apporto calorico e più o meno tutto quello che si può immaginare.

Mentre fino a oggi il modello del consumatore medio era predefinito, tracciato con metriche socio/demografiche standardizzate e statiche, i Big Data ci rivelano un nuovo modello di acquirente, definito in tempo reale e dinamico.

Come fare a sfruttare questo nuovo modello nel migliore dei modi sul mercato di prossimità? E come fare a sfruttare i Big Data in modo da tradurli in entrate?

Ecco cinque modi per far entrare i Big Data nella vostra strategia di marketing:

  1. Analizzare i dati forniti da Google

Google è una miniera di dati, accumulati grazie alla galassia di servizi disponibili. Google Trends, Goole Maps, Gmail, etc. avere a disposizione uno strumento che rende questi dati leggibili, per quello che serve, rispetto al proprio mercato è un passaggio cruciale per garantirsi un approccio 3.0 al marketing digitale, anche locale.

2. Utilizzare informazioni “granulari”

Oltrepassare l’approccio “socio/demo” per accumulare informazioni sempre più dettagliate sulle abitudini di consumo e i comportamenti digitali dei propri potenziali clienti. Quanto tempo spendono su quali siti, cosa fanno durante la giornata etc.

  1. Creare offerte personalizzate per i propri clienti, in tempo reale

La strategia vincente per una buona pubblicità locale è quella di inviare il messaggio giusto al momento opportuno. Tempestività e pertinenza sono la base di campagne local marketing di successo. Legare la conoscenza dinamica del acquirente potenziale all’automazione dei messaggi pubblicitari permette sia di raggiungerli con informazioni sempre più precise e gradite, sia di monitorarne la reazione, in modo da affinare sempre di più la comunicazione.

  1. Individuare i contenuti più efficaci a spingere i potenziali clienti verso la chiusura del percorso d’acquisto

Quanto successo ha avuto una pubblicità nel generare acquisti? Prima dell’avvento dei Big Data era una domanda senza risposta. Esisteva l’intuizione che, ad esempio, l’interazione attraverso i social media fosse utile, ma non si sapeva fino a che punto.
Ora è un dato misurabile, con una risposta diretta analizzabile fino alla chiusura d’acquisto, sia essa online che offline. Il potenziale di questo tipo di analisi è enorme e può rappresentare la chiave del successo della strategia di vendita localizzata

  1. Avvicinarsi all’analisi predittiva dei consumi

Il passaggio successivo a un buon uso delle informazioni dei Big Data è riuscire a identificare gli strumenti giusti per arrivare a codificare informazioni predittive, cioè non solo quali sono i comportamenti attuali dei nostri potenziali clienti, ma quali saranno i nuovi comportamenti nell’immediato futuro. Fantascienza? In certi casi è già realtà. Un esempio: Google Trends riesce a prevedere le epidemie di influenza, sul mercato USA, con un anticipo di 1-2 settimane, basandosi sull’aumento di ricerche relative ad alcuni medicinali e rimedi contro il raffreddore.

 

Per approfondimenti:

localmarketingcoach.com: http://www.localmarketingcoach.com/strategies-when-handling-big-data/

Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Big_data